Ricerca e sviluppo: lotta contro il cambiamento climatico e risparmio energetico.

Come l’innovazione dei prossimi 5 anni passerà attraverso la riduzione dei consumi di energia. Ecco alcuni spunti interessanti per la ricerca e sviluppo della tua azienda.

La domanda mondiale di energia è cresciuta del 2,3% nel 2018, il suo ritmo più veloce in questo decennio, una performance eccezionale legata ad una solida economia globale e a una maggiore necessità di riscaldamento e raffreddamento in alcune regioni.

La domanda di tutti i combustibili è aumentata, con i combustibili fossili che hanno soddisfatto quasi il 70% della crescita per il secondo anno consecutivo, dal 2017. La produzione di energia solare ed eolica è cresciuta con il solo solare che è aumentato del 31%. Tuttavia, tale crescita non è riuscita a fare fronte alla maggiore domanda di elettricità in tutto il mondo, che ha anche spinto l’uso del carbone.

Di conseguenza, le emissioni globali di CO2 legate all’energia sono aumentate dell’1,7% fino a 33 gigatonnellate (Gt) nel 2018.

I modelli matematici che simulano il cambiamento climatico prevedono che la gravità delle catastrofi naturali aumenterà man mano che il mondo si riscalda. Nonostante ciò, le emissioni di carbonio prodotte dall’uomo che guidano il riscaldamento globale continuano a crescere.

Il settore dell’edilizia, in particolare, è responsabile di circa il 36% del consumo finale globale di energia e di quasi il 40% delle emissioni totali dirette e indirette di CO2. La domanda di energia da parte degli edifici e delle costruzioni edilizie continua ad aumentare, trainata da un migliore accesso all’energia nei paesi in via di sviluppo, da una maggiore proprietà e uso di dispositivi che consumano energia e da una rapida crescita della superficie globale degli edifici, pari a quasi il 3% all’anno.

Una lotta efficace al cambiamento climatico, una riduzione dell’impatto sulle risorse naturali, congiuntamente ad una riduzione della domanda energetica e del costo della bolletta è possibile mediante il risparmio energetico.

Come far fronte a simili previsioni per la ricerca e sviluppo della tua organizzazione?

Scoprilo proseguendo nella lettura!

Risparmio energetico ed efficienza energetica per la ricerca e lo sviluppo: due concetti differenti, ma fortemente legati tra loro

Molto spesso si assimilano i due concetti di risparmio energetico e di efficienza energetica. La distinzione fra i due è stabilita, a livello normativo, dalla direttiva europea 2012/27/UE, che così li definisce: “risparmio energetico, quantità di energia risparmiata, determinata mediante una misurazione e/o una stima del consumo prima e dopo l’attuazione di una misura di miglioramento dell’efficienza energetica, assicurando nel contempo la normalizzazione delle condizioni esterne che influiscono sul consumo energetico”; “efficienza energetica è il rapporto tra un risultato in termini di rendimento, servizi, merci o energia e l’immissione di energia”.

Il risparmio energetico si estrinseca in interventi che consentono di ridurre i consumi dell’energia necessaria all’esercizio delle diverse attività. Gli obiettivi possono essere raggiunti sia mediante modifiche tecniche agli impianti ad alle strutture in grado di limitare gli sprechi, sia attraverso l’ottimizzazione dell’uso delle forme di energia. Il risparmio energetico non determina sempre una migliore efficienza energetica, ma soltanto una riduzione del fabbisogno, attraverso l’adozione di stili di vita e modelli di consumo basati su di un utilizzo più responsabile delle risorse.

Quindi, riassumendo, i concetti di risparmio ed efficienza energetica, sebbene differenti, sono strettamente legati fra loro poiché entrambi si traducono, globalmente, in una riduzione dei consumi ed in una conseguente diminuzione dell’impatto ambientale generato dai combustibili fossili e dalle emissioni di CO2 in atmosfera. Tuttavia, nel caso dell’efficienza energetica, l’obiettivo fondamentale non è quello di rinunciare a consumare, ma quello di consumare in maniera più razionale, sperimentando effetti positivi non solo sotto il profilo della quantità di energia impiegata, ma anche sotto l’aspetto della qualità delle fonti utilizzate.

Il risparmio energetico nel quadro normativo europeo

Al fine di promuovere il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia, la Comunità Europea ha emanato una serie di direttive tra cui spicca la EED (Energy Efficiency Directive (2012/27/UE). Essa è stata concepita per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 20% del consumo energetico in tutta l’UE. La direttiva sull’efficienza energetica stabilisce una serie di importanti disposizioni che gli Stati membri devono attuare, tra cui l’obbligo di stabilire obiettivi nazionali vincolanti in materia di efficienza energetica, strategie nazionali per l’efficienza energetica degli edifici, l’obbligo di ristrutturare ogni anno il 3% degli edifici del settore pubblico la necessità di istituire regimi obbligatori di efficienza energetica e disposizioni in materia di audit e misurazione. L’articolo più importante della direttiva (articolo 7) impone agli Stati membri di attuare obblighi di efficienza energetica e/o strumenti politici alternativi per conseguire una riduzione del consumo finale di energia dell’1,5% all’anno (Rosenow et al. 2016). L’articolo 7 dovrebbe consentire di ottenere oltre la metà dei risparmi energetici necessari per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 20% ed è pertanto la componente più importante dell’EED.

Altra pietra miliare per il risparmio energetico, nell’ambito delle direttive Europee focalizzate  nell’edilizia è rappresentata dall’EPBD (Energy Performance Building Directive del 2002, la cui revisione (RECAST) è datata 2010 (2010/31/UE) La direttiva EPBD (2010/31/UE) è stata concepita per definire azioni concrete per realizzare risparmi energetici negli edifici e ridurre le differenze tra gli Stati membri in questo settore. La direttiva prevede misure per migliorare il rendimento energetico degli edifici tenendo conto delle condizioni climatiche e locali, delle condizioni interne e del rapporto costo-efficacia (CE 2010).
La direttiva ha introdotto una serie di importanti disposizioni che devono essere attuate dagli Stati membri, tra cui i requisiti minimi di rendimento energetico per gli edifici di nuova costruzione (articolo 4), per le ristrutturazioni importanti (articolo 7) e per l’installazione, la sostituzione o l’adeguamento dei sistemi tecnici per l’edilizia (articolo 8). Ha inoltre stabilito l’obbligo per tutti i nuovi edifici di energia quasi zero entro il 2021 e per gli edifici pubblici entro il 2019 (articolo 9) e ha introdotto l’obbligo di includere gli attestati di prestazione energetica in tutte le occasioni di la vendita o la locazione di edifici (articolo 12).

Recentemente, L’UE ha concordato un aggiornamento globale del suo quadro di politica energetica per facilitare la transizione dai combustibili fossili verso un’energia più pulita e per rispettare gli impegni assunti dall’UE nell’ambito dell’accordo di Parigi per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra-Il completamento di questo nuovo regolamento energetico – denominato pacchetto “Clean Energy for all Europeans” – segna un passo significativo verso l’attuazione della strategia energetica, dell’UE, adottata nel 2015.

Nell’ambito di tale pacchetto si è prevista la revisione sia della direttiva EED che della EPBD. In particolare, per ciò che riguarda la EED, la revisione pone un obiettivo di risparmio energetico del 30% entro il 2030, invece del 27% inizialmente discusso nella strategia energetica 2030 (CE 2014). L’obiettivo riguarda una riduzione dell’energia primaria rispetto allo scenario di riferimento del 2007. L’analisi della Commissione suggerisce che un obiettivo del 30% rappresenta un calo del consumo finale di energia del 17% entro il 2030 rispetto al 2005 (CE 2016b). In un processo che richiede risparmi continui e crescenti nel tempo, le misure rivendicate che non producono più risparmi devono essere sostituite in loco o con nuove misure. Nell’ambito dell’EED oggi in vigore, i risparmi ottenuti con le tecnologie installate prima del 2020 e la cui durata di vita termina prima del 2030 dovrebbero essere sostituite per mantenere lo stesso livello di miglioramento dell’efficienza energetica. Utilizzando i dati di Forster et al. (2016) si stima che entro il 2030 circa il 18% di tutte le misure attuate prima del 2020 non permetterà più di realizzare risparmi nel 2030 e oltre, e quelle attualmente non devono essere sostituite. Ciò equivale al 7% della somma dei risparmi cumulativi realizzati in entrambi i periodi. In altre parole, risolvere la questione dei brevi periodi di vita e ricostituire i “vecchi” risparmi porterebbe a un risparmio energetico del 7% in più nel periodo 2014-2030.

La Direttiva EPBD modificata è uno dei risultati della negoziazione del pacchetto di misure Clean Energy for all Europeans, pubblicato nel novembre 2016 dalla Commissione Europea. La Direttiva EPBD (2010/31/UE) è stata integrata in seguito alla prevista revisione periodica per rafforzare le disposizioni vigenti, semplificare alcuni aspetti e meglio contribuire agli obiettivi dell’Unione per l’energia e il clima al 203059.

Le principali modifiche apportate mirano a:

  • Integrare e rendere più efficaci le strategie di ristrutturazione degli immobili a lungo termine, per un settore edile idealmente de-carbonizzato e per un parco di edifici a energia quasi zero al 2050, per orientare politiche efficace mobilitare nuovi investimenti.
  • Incoraggiare l’uso delle tecnologie informatiche ai fini dell’efficienza, del comfort e della flessibilità degli edifici.
  • Promuovere forme alternative di trasporto in una visione più olistica della pianificazione urbana.
  • Integrare i dati già disponibili in virtù dei registri delle ispezioni degli impianti e degli APE, anche attraverso le nuove tecnologie informatiche, contatori intelligenti e sistemi di automazione e controllo degli edifici.
  • Accrescere il ruolo dei consumatori, informandoli e proteggendoli dalla povertà energetica e rendendoli partecipi di meccanismi responsivi che riducano costi e consumi e giovino alla rete.
  • Considerare i benefici multipli degli interventi di ristrutturazione, compresi la salubrità, il comfort termico e visivo, la sicurezza sismica.

[Rapporto  ENEA Energia Ambiente 2018]

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Il risparmio energetico e l’evoluzione del quadro normativo italiano: focus sull’ambito edilizio

La prima norma (Legge n. 373/1976) redatta per il contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici risale al 1976.Essa fu emanata perché in quegli anni si manifestava per la prima volta in Europa una vera e propria crisi petrolifera, che fece balzare alle stelle il prezzo del petrolio. Pietra miliare nel quadro normativo un ambito dei consumi energetici, e rappresentata della  legge 10 del Gennaio 1991. Essa detta le norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. L’obiettivo della Legge è la riduzione dei consumi di energia e di migliorare le condizioni di compatibilità ambientale dell’utilizzo dell’energia, in accordo con la politica energetica della Comunità economica europea.

Nel 1993 fu emanato il decreto di attuazione della Legge 10, il DPR 412-1993

Regolamento recante norme per la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, in attuazione dell’art. 4 della legge 9 gennaio 1991, n. 10. Tale decreto ha introdotto:

– classificazione del territorio nazionale in funzione del numero di gradi giorno
– classificazione degli edifici in base alla loro destinazione d’uso
– individuazione dei criteri di progettazione energetica

Il recepimento della prima versione della direttiva 2002/91/CE da parte di parecchi Stati membri è stato lento e l’attuazione, a livello nazionale, diseguale. Il Governo italiano è stato tra i primi paesi ad emanare una legge per il recepimento della Direttiva 2002/91/CE: il D.lgs. 19/08/2005, n. 192, entrato ufficialmente in vigore l’8 ottobre 2005, corretto l’anno successivo con i D.lgs.311/2006. Con questi provvedimenti è stata costituita una cornice normativa all’interno della quale le Regioni possono esplicitare le loro competenze, sviluppare specificità e cogliere opportunità proprie dei loro contesti (ciò è stato possibile anche grazie alla modifica del Titolo V della Costituzione che rende l’energia materia concorrente tra Stato e Regioni, rif. D.lgs. 31/03/1998, n.112;  D.lgs. 192/2005, art. 17). Una delle criticità dei decreti legislativi citati è stata la previsione di vari decreti attuativi a cui si aggiunge comunque la possibilità  di libera iniziativa delle Regioni.

Il successivo oltre a recepire la direttiva europea 2006/32/CE (successivamente abrogata dalla direttiva UE 2012/27/UE) concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e recante abrogazione della Direttiva 93/76/CEE  del Consiglio, integra le disposizioni del D.lgs.192/2005 decretando che, nell’attesa dei suoi provvedimenti attuativi vadano applicate le disposizioni contenute nell’allegato III, arrecante disposizioni concernenti le metodologie di calcolo e i requisiti che devono possedere i soggetti abilitati alla certificazione energetica. Nell’agosto 2008, con la L. 6/08/2008, n.133 (D.L. 25Giugno 2008 n.112), nel percorso dell’applicazione della certificazione energetica si fa purtroppo un passo indietro; vengono infatti abrogati, a partire dal 22/08/2008, i commi 3 e 4 dell’art.6 del D.lgs. 192/2005. Tali commi prevedevano l’obbligo di allegare l’attestato di prestazione energetica all’atto notarile in caso di compravendita o locazione di un immobile. Non decadeva in ogni caso l’obbligo della consegna, da parte del soggetto venditore, dell’attestato di certificazione energetica all’ acquirente dell’immobile.

Nel 2009 viene pubblicato il DPR 59/2009 che definisce i criteri generali, le metodologie di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termici per la climatizzazione invernale e per la preparazione dell’acqua calda per usi igienici sanitari, oltre le metodologie di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione energetica degli impianti termici per la climatizzazione estiva e, limitatamente al terziario, per l’illuminazione artificiale degli edifici; vengono quindi indicate univocamente le procedure di calcolo nazionali.

Nel 2009 viene pubblicato il D.M.26/06/2009 «Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici» (entrato in vigore il 25/07/2009). È questo il momento in cui la certificazione energetica vera, cioè quella eseguita da un soggetto indipendente come previsto dalla direttiva EPBD, viene resa obbligatoria su tutto il territorio nazionale.

Nel 2011 viene pubblicato il D.lgs.28/2011,  attuativo della Direttiva 2009/28/CE, che relativamente alla certificazione energetica modifica il D.lgs. 192/2005, introducendo all’art. 13 l’obbligo, a partire dal 1/01/2012, di riportare su tutti gli annunci commerciali di vendita l’indice di prestazione energetica contenuto nell’APE. Dispone altresì che, nei contratti di compravendita o di locazione di edifici o di singole unità immobiliari, venga inserita una clausola con la quale l’acquirente o il conduttore da atto di aver ricevuto le informazioni e la documentazione inerente alla certificazione energetica degli edifici.

Il 13/12/2012, sulla G.U. n. 290, viene pubblicato il Decreto 22 Novembre 2012  “Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” il quale modifica il D.M. 26 giugno 2009; tra gli aggiornamenti più importanti vi è, all’art. 2 comma 4, l’abrogazione del paragrafo 9 dell’allegato A concernente l’autodichiarazione in classe G del proprietario dell’immobile (opzione contestata già  più volte dalla Commissione Europea con vari richiami e comunicati  – vedi Procedura di infrazione)

Il 25/01/2013 viene anche pubblicato un secondo  Decreto 22 Novembre 2012  che modifica le definizioni dell’allegato A del D.lgs. 19 agosto 2005, n. 192. Allo scopo di dare attuazione all’art. 9 della Direttiva EPBD che impone agli Stati membri di adottare un sistema di ispezioni periodiche degli impianti di condizionamento d’aria di potenza superiore ai 12 kW, che contemplino anche una valutazione dell’efficienza dell’impianto e una consulenza agli utenti sui possibili miglioramenti e sulle soluzioni sostitutive o alternative.

La Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell’edilizia, definisce l’APE (Attestato di Prestazione Energetica).

Il D.L. 63/2013 (GU Serie Generale n.130 del 5-6-2013) recepisce la Direttiva 2010/31/UE, in cui viene definito l’APE(Attestato di Prestazione Energetica. L’Attestato di Prestazione Energetica è un documento riconosciuto da uno Stato membro o da una persona giuridica da esso designata in cui figura il valore risultante dal calcolo della prestazione energetica di un edificio o di un’unità immobiliare effettuato seguendo una metodologia di calcolo della prestazione energetica degli edifici in conformità del quadro generale comune di cui all’allegato I. Tale metodologia è adottata a livello nazionale o regionale.

Inoltre tale decreto legge interviene sul D.lgs.192/2005  aggiornandone il testo: indica nuove regole per l’efficienza del patrimonio edilizio e rende obbligatorio l’APE (Attestato di Prestazione Energetica). La metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici, prevista dal D.L. 63/2013, entra successivamente in vigore, così come precisato dalla Circolare del 7 agosto 2013 del MiSE,  con l’emanazione dei relativi provvedimenti attuativi. Tale disposto permette quindi di porre fine alle procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia. Il D.L. 63/2013 viene convertito in legge con modificazioni dalla L. 90 del 03/08/2013
Il 27 giugno 2013 viene pubblicato sulla G.U. n. 149 il DPR 16/04/2013 n. 74, riguardante i criteri di esercizio e manutenzione degli impianti di climatizzazione degli edifici.

Il 27 giugno 2013 viene anche pubblicato il  DPR 16/04/2013 n. 75 riguardante i criteri di accreditamento per esperti e organismi per la certificazione energetica degli edifici.

Nel 2015, con la pubblicazione sul supplemento ordinario n. 39 alla GU n. 162 del 15 luglio 2015 dei D.M. 26 Giugno 2015 (tre documenti) viene nuovamente aggiornato il quadro di riferimento. I documenti sono:

  • il primo è concernente gli schemi e le modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto ai fini dell’applicazione delle prescrizioni e dei requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici;
  • il secondo è relativo all’applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici;
  • il terzo è riguardante l’Adeguamento linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici.

Dal 1° ottobre 2015 sono quindi in vigore le nuove regole sui requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici e per la redazione dell’APE. Per agevolare l’applicazione della nuova normativa, il Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato due documenti di chiarimento che hanno l’obiettivo di rispondere ai quesiti presentati dai tecnici del settore con maggior frequenza.

[fonte: https://www.certifico.com/newsletter/archive/view/listid-65-impianti/mailid-25526-efficienza-energetica-edifici-quadro-normativo-2018]

Quali le opportunità di ricerca e sviluppo per ridurre i consumi energetici nel settore edilizio? La prospettiva dell’Efficient World Scenario elaborato dall’International Energy Agency (IEA)

L’Efficient World Scenario elaborato dalla IEA evidenzia il potenziale di riduzione della domanda globale di energia per gli edifici entro il 2040, nonostante la superficie totale degli edifici sia aumentata di un ulteriore 60%. In media, nel 2040 gli edifici potrebbero essere quasi il 40% più efficienti dal punto di vista energetico rispetto ad oggi. Un dato che risulta essere prezioso per mirate azioni di ricerca e sviluppo volte a prevenirne gli effetti.

Il riscaldamento degli ambienti offre oltre un quarto del potenziale di risparmio energetico. Anche l’efficienza del riscaldamento dell’acqua potrebbe migliorare del 43% e i miglioramenti nel raffreddamento degli ambienti, che è la fonte in più rapida crescita del fabbisogno energetico degli edifici, potrebbero raddoppiare l’efficienza del condizionatore d’aria.

L’innovazione attraverso la riduzione dei consumi: la sfida per la R&D

Le tendenze innovative r&d nell’ambito del risparmio energetico, focalizzandosi in ambito edilizio, passano innanzitutto attraverso case più smart e più connesse. I nuovi dispositivi e apparecchi elettronici possono ora essere collegati a Internet per fornire dati in tempo reale che ne facilitano la comprensione e riducono il consumo energetico.

Una nuova generazione di sistemi a pompa di calore, che riscaldano e raffreddano la casa trasferendo il calore da un ambiente all’altro rappresenta una delle soluzioni più efficienti per la riduzione dei consumi energetici. Questi sistemi includono ad esempio:

  • Una pompa di calore residenziale multi funzione, alimentata a combustibile, in grado di ridurre del 30% il consumo di energia primaria;
  • Una pompa di calore a gas naturale e un condizionatore d’aria che utilizza un bruciatore a combustione a bassissime emissioni e altre apparecchiature per il riscaldamento, il raffreddamento e l’acqua calda della casa;
  • Una pompa di calore a gas a basso costo progettata per ridurre i costi di riscaldamento dal 30 al 45% rispetto ai forni a gas e alle caldaie tradizionali.

Sistemi innovativi  a ridotte emissioni per asciugare i panni possono essere anche considerati tra le innovazioni; tali sistemi utilizzano un ciclo a pompa di calore per generare l’aria calda necessaria per l’essiccazione. Il risultato: un essiccatore più efficiente che ha il potenziale per ridurre il consumo energetico del 60% rispetto a quelli convenzionali presenti oggi sul mercato.

Frigoriferi Magnetici, si tratta di frigoriferi che  utilizzano magneti per creare freddo, Tale effetto è noto anche come effetto magnetocalorico (abbassare o aumentare la temperatura del materiale cambiando il campo magnetico).  Negli ultimi 100 anni, i frigoriferi si sono affidati ad un processo chiamato compressione del vapore che utilizza refrigeranti che possono essere dannosi per l’ambiente. Il nuovo frigorifero è una tecnologia rivoluzionaria, concepita presso l’Oak Ridge National Laboratory. Si  utilizza un fluido refrigerante a base d’acqua, rendendo il frigorifero  migliore per l’ambiente e più efficiente, il che significa minori bollette energetiche e minore inquinamento da carbonio,

Finestre innovative: utilizzano sensori e microprocessori per regolare automaticamente l’ombreggiatura in base alla quantità di luce solare disponibile e all’ora del giorno per garantire un’illuminazione e un comfort adeguati, risparmiando energia e denaro per gli utenti.

Materiali isolanti di ultima generazione. L’isolamento è uno dei modi più importanti per ridurre i costi di riscaldamento e raffreddamento della casa. L’Industrial Science & Technology Network ha sviluppato, ad esempio, un nuovo materiale isolante in schiuma realizzato con materiali compositi ecologici e avanzati che garantiscono che il calore non fuoriesca dalla soffitta, dalle pareti e da altre aree della casa durante i freddi mesi invernali.

Materiali riflettenti per il tetto: I tetti freddi rivestiti con materiali contenenti pigmenti speciali riflettono la luce solare e assorbono meno calore rispetto ai tetti standard. Questi tipi di sistemi di copertura diventeranno ancora più “freddi” grazie ai nuovi pigmenti fluorescenti sviluppati dal Lawrence Berkeley National Laboratory e da industrie associate, che possono riflettere una quantità di luce solare quasi quattro volte superiore a quella dei pigmenti standard.

-Migliore illuminazione a LED. Grazie ai progressi della R&D in tale campo ci si aspetta che ridurre il costo dei LED, rendendoli ancora più efficienti e duraturi. Infatti, l’efficienza dei LED dovrebbe incrementare sempre di più.

Valutazione dei materiali per il risparmio energetico

Quali sono i materiali più adatti per incrementare il risparmio energetico a seconda delle differenti situazioni considerate? Come simulare il comportamento termico dei materiali e come valutarne effettivamente le prestazioni in termini di risparmio energetico?

L’innovazione nel campo dei materiali passa sempre di più attraverso l’analisi, lo studio e l’ottimizzazione delle caratteristiche termo-fisiche dei materiali stessi. È per questo che il team di specialisti dei materiali e tecnici di laboratorio di Thermocert hanno messo a punto un set di analisi e prove in campo termico.

Per scoprire le proprietà termiche degli isolanti e dei materiali che danno luogo a risparmio energetico, visita il sito Thermocert, e scopri come possiamo affiancarti nello sviluppo e testi di materiali ad alte prestazioni.

Se preferisci, puoi contattare direttamente un nostro specialista dei materiali che saprà orientarti al meglio.

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